ARCHI FOR BIKE 2011

2011 WORLD HEALTH DAY. 2° CICLOGIRO - 18.9.2011

In bicicletta lungo il Sile alla riscoperta delle rovine romane di Altino

 

il Consiglio dell’Ordine, a proseguimento dell’impegno manifestato lo scorso anno nei confronti dell’iniziativa “1000 cities, 1000 lives”, ha selezionato un secondo tracciato paesaggistico di particolare rilievo per la varietà degli ambiti territoriali percorsi.
Si tratta di un percorso che si sviluppa per circa 25 chilometri, con partenza da Prato della Fiera a Treviso, lungo le Alzaie del Sile, per raggiungere attraverso luoghi dalle notevoli valenze naturalistiche, prima Casier, poi Casale sul Sile, e quindi Quarto d’Altino per terminare con la visita guidata al Museo Archeologico nazionale di Altino.

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1. il Fiume Sile e la Alzaie








Quella del Sile è un'acqua davvero bellissima e affascinante. Acqua di risorgiva, copiosissima, vitalissima. Sale dal profondo della terra con polle di risorgiva, i fontanassi, e subito forma già un grande fiume. E l'acqua è energia. Per un millennio ha fatto girare le ruote dei mulini.
Per conoscere veramente il Sile vi sono solo due modi. Dentro l'acqua, con la canoa, oppure fuori dell'acqua, con la bicicletta.
Una breve e tranquilla passeggiata in bicicletta nell'immediata periferia di Treviso in luoghi dalle notevoli valenze naturalistiche e storiche. Le alzaie sono gli argini sovrastati da una stradella in terra battuta da dove i barcaroli con lunghe corde trascinavano ("tirar la singia") i burci (barconi per il trasporto delle merci) per risalire il fiume. A volte, nei tratti più difficili dalla corrente più forte, venivano utilizzati buoi o cavalli.
Lungo il fiume (restera) sulla sinistra idrografica parte la pista ciclabile 'le Alzaie', lungo la quale si esce dal centro storico passando sotto il ponte della ferrovia. Il Sile compie numerose anse e l'ambiente diviene via via più affascinante, finché si arriva nei pressi dei grandi edifici dei mulini sul Sile, mulino Mandelli, oramai archeologia industriale. Si prosegue lungo il fiume fino ad un arcuato ponticello pedonale in cemento che si attraversa. Più avanti la pista ciclabile, realizzata su passerella di legno, attraversa dei canneti dove si trova il "cimitero dei burci". Poco oltre si può vedere sull'altra sponda il grande mulino di Silea.

2. Il paese di Casier



Casier




A Casier il fiume si allarga e vi è un porticciolo. Nei pressi una vecchia gru manuale, ora monumento. La piazza è molto bella e si può osservare un bellissimo orologio con particolari meccanismi meccanici in bella vista. Il sistema di misurazione del tempo ideato è costituito da due meccanismi distinti e collegati, fatti funzionare dall'acqua. Il primo (idrocronometro) è preposto alla misurazione del tempo ed è in grado di scandire il secondo, il secondo (Idrosuoneria) è destinato a far funzionare la suoneria per segnalare l’ora ed il quarto d’ora.

3. La torre a Casale sul Sile

Autore sconosciuto, XIV secolo

Casale sul Sile




Attraverso un percorso ciclabile si giunge a Casale sul Sile, qui in centro vicino alla chiesa, sulle sponde del fiume Sile troviamo la Torre Carrarese. Questa torre cilindrica conquistata dai Carraresi nel 1380 faceva parte di un più ampio sistema difensivo, posto a guardia e controllo del Sile.

4. Il territorio di Quarto d'Altino



Quarto d'Altino




Proseguendo oltre giungiamo nel comune di Quarto d’Altino, borgo sviluppatosi dall’antico S. Michele al Quarto, insediamento longobardo che controllava il traffico fluviale, collocabile presso l’ansa di S. Michele Vecchio.
Questa è una realtà unica nel corso medio inferiore del fiume, un ambiente paludoso con presenza di peculiarità ambientali e faunistiche di pregio. L’area è protetta a livello europeo e conserva ancora importanti caratteristiche di naturalità, rare nel basso corso del fiume.
Nei suoi pressi esisteva un passo a barca di collegamento con la sponda sinistra del Sile.
In origine la pieve di San Michele del Quarto si trovava nella zona di confine tra la provincia di Treviso e quella di Venezia, divise ancora oggi dalla Fossa d'Argine.
Fiancheggia la Tenuta di Ca’ Tron un'antica strada romana: la Via Annia . Essa prende il nome dal suo costruttore, che è stato variamente riconosciuto nel console del 153 a.C. Tito Annio Lusco o nel pretore del 131 Tito Annio Rufo. Le tesi più accreditate affermano che la strada partiva da Adria per arrivare sino ad Aquileia, passando per gli importanti centri di Padova, Altino, Concordia Sagittaria e San Giorgio di Nogaro. Dal centro di Quarto d’Altino è possibile effettuare una deviazione verso l'idrovora Carmason sul “Percorso della Memoria” che congiunge gli antichi tracciati della Via Claudia Augusta e della Via Annia.
Da qui è possibile giungere alla zona archeologica della città sepolta di Altino dove sono state rinvenute testimonianze di insediamenti umani risalenti al VIII millennio a.C. Dal VII secolo a.C. Altino venne popolato dai veneti mentre la romanizzazione iniziò nel II sec. a.C. con la costruzione della via Annia e la regolamentazione dei fiumi. Altino raggiunse il suo splendore tra I sec. a.C. e II sec. d.C. Dopo un breve periodo come sede vescovile, il vescovo si trasferì a Torcello e iniziò così il declino economico della città a cui contribuirono anche gli impaludamenti. Gli edifici divennero nuovo materiale da costruzione per gli abitanti della laguna e il sito rimase disabitato fino alle bonifiche.
Ora ad Altino si trova il Museo Archeologico Nazionale che contiene reperti provenienti dalla città e dalla necropoli. Parte di essi è conservata all’interno del Museo, parte è ancora visibile in loco. Siamo ormai in laguna e proseguendo oltre si vive l’esperienza e l’emozione di affacciarsi alla laguna, misteriosa, indecifrabile dalla terraferma.
In lontananza Torcello, sospesa irrealmente sull'acqua quasi un miraggio, l'isola lagunare dove rifugiarono gli abitanti di Altino e Aquileia incalzati dai 'barbari' invasori. Il germe dal quale nacque la millenaria civiltà della Serenissima Repubblica Veneta.

5. Il Museo archeologico nazionale di Altino: Sala I



Quarto d'Altino




Il percorso espositivo si distribuisce nelle due sale, lungo il portico che delimita la piazza e nel piccologiardino del Museo. All'interno delle vetrine distribuite nelle due sale sono esposti essenzialmente i reperti vitrei relativi alla mostra "Altino. Vetri di laguna".Le aree archeologiche, che costituiscono parte integrante del percorso di visita, recano testimonianza della città romana di Altinum e si estendono immediatamente a Nord e a Est del Museo; nella prima sono mantenuti in luce i resti di uno dei cardini e della Porta urbica settentrionale, costituita da una struttura a due torri con antistanti approdo acqueo e fondazioni di un ponte; nella seconda è visitabile una porzione dell'abitato romano sviluppato lungo uno dei decumani della città, le pavimentazioni a mosaico di alcune abitazioni e una scalinata di approdo.
Dagli anni ottanta dell'800 studiosi e istituzioni operanti nel Veneto iniziarono ad interessarsi della topografia dell'antica Altino e dei reperti archeologici di provenienza altinate appartenenti alla collezione della famiglia Reali, allora proprietaria del sito. Agli studi si sommò l'esecuzione di alcuni saggi di scavo, mentre ulteriori testimonianze archeologiche della città e delle sue necropoli emergevano a seguito di lavori agricoli e di opere di bonifica. Risultava sempre più evidente e urgente la questione della conservazione di tali numerose e importanti testimonianze. A tale scopo nel 1960, ad opera della Soprintendente Bruna Forlati Tamaro, fu inaugurato il Museo Archeologico Nazionale di Altino, concepito come un piccolo antiquarium all'interno dell'area archeologica. Nel corso dei decenni successivi sono stati operati alcuni interventi di riallestimento pur nella carenza di spazi, tra cui il più recente risale al 2010.

Sala I
Nella Sala I sono esposti quasi esclusivamente monumenti funerari provenienti dalle necropoli altinati:
i grandi monumenti come il mausoleo a baldacchino parzialmente ricostruito sulla parete di fondo della sala;
gli altari cilindrici o ottagonali, che contenevano direttamente le ossa combuste o erano impiegati come coperture delle urne a cassetta;
le stele a pseudoedicola ad uno o più ritratti, poste in origine a coronamento delle urne a cassetta e sulla cui fronte corre di regola l'iscrizione che menziona il nome del defunto e di chi fece erigere il monumento.
Sparsi un po' ovunque nella sala sono elementi decorativi rinvenuti nelle necropoli, come la statua acefala di Icaro.
Dall'area urbana provengono una serie di capitelli e un frammento di cornice esposti sulla parete a sinistra dell'ingresso, mentre sulla parete di fronte sono collocate le meridiane, rinvenute parte nelle necropoli e parte nell'abitato. Sulla stessa parete sono esposte un'ara dedicata a Venere e altre quattro arette che testimoniano dei culti locali: Lucra Merita (Guadagni Meritati), Vetlonia (Vetulonia), Di Inferi (divinità dell'Oltretomba).
A pavimento sono sistemati due mosaici a tessere bianche e nere, uno di fronte alla porta d'ingresso e uno al centro della sala, databili rispettivamente tra la fine del I e gli inizi del II secolo d.C. il primo e al I secolo d.C. il secondo.
In questa sala trovano posto anche due "alberi" per l'esposizione delle anfore, provenienti dallo scavo dei quartieri urbani e delle necropoli.
Nelle quattro vetrine è esposta la mostra "Altino. Vetri di laguna".

(informazioni tratte da http://www.archeoveneto.it )

6. Il Museo archeologico nazionale di Altino: Sala II



Quarto d'Altino




Sala II
Anche in questa sala sono esposti quasi esclusivamente monumenti funerari dalle necropoli altinati, databili per lo più al I secolo d.C. Tra le distinte tipologie di reperti conservate nella sala si evidenziano due poderose statue acefale di Giganti, che dovevano coronare la sommità di un monumento funerario della necropoli S-O dell'Annia, una statua femminile panneggiata frammentaria e una statua frammentaria di Dioniso, entrambe in marmo, collocate tutte sulla parete di fondo a sinistra; inoltre, lungo la parete di fondo a destra sono esposti un torso di divinità marina in calcare e una statua frammentaria di Sileno in marmo. Sulle due mensole della parete di fondo sono esposti altri ritratti pertinenti a statue funerarie o racchiusi all'interno di un'edicola o clipeati.
Lungo la parete di fronte alla porta d'ingresso sulla mensola di destra è allineata una serie di teste-ritratto relative a stele o a monumenti funerari, ad eccezione del grande ritratto di dama di età flavia proveniente dall'area urbana.
Sul pavimento della sala sono posti due mosaici a tessere bianche e nere, uno al centro della sala databile nella prima metà del I secolo d.C., l'altro, di minori dimensioni, nello spazio antistante le statue dei Giganti, databile tra la fine del I e gli inizi del II secolo d.C.
Le due vetrine, infine, ospitano una campionatura di ossuari vitrei e relativi corredi tombali emersi dagli scavi delle necropoli altinati. I gruppi di materiali esposti testimoniano degli usi funerari antichi, sia per quanto concerne la struttura della deposizione sia in merito alla composizione del corredo del defunto.

(informazioni tratte da http://www.archeoveneto.it )

7. Il Museo archeologico nazionale di Altino: Area Archeologica



Quarto d'Altino




All'esterno il percorso espositivo inizia dal lato del portico che fiancheggia il Museo e si apre con tre pannelli esplicativi che trattano il primo della composizione e della funzione dei recinti sepolcrali romani, il secondo della loro collocazione topografica nell'area altinate e il terzo del contenuto delle iscrizioni esposte. L'allestimento si compone di circa una quarantina di monumenti lapidei iscritti di età protoimperiale (I secolo a. C. - II secolo d. C.), che recano indicazioni sulla proprietà e sulle misure dei recinti funerari rinvenuti nelle necropoli altinati della via Annia, della via per Oderzo e della strada di raccordo tra quest'ultima e la via Annia. Presso l'estremità del lato del portico opposto a quello del Museo è esposto un tronco di rovere squadrato rinvenuto nell'area del canale Sioncello e utilizzato probabilmente come rinforzo di sponda. Il percorso termina lungo questo lato con un pannello che illustra la ricostruzione ideale dell'area archeologica altinate.

Nel giardino di fronte alla porta d'ingresso del Museo sono esposti alcuni elementi relativi al mausoleo a baldacchino cui appartengono i ritratti  esposti nella Sala I.
Tra i diversi reperti collocati lungo la facciata e nel giardino del Museo si trovano alcuni notevoli frammenti di architravi e cornici decorate.
Nel piccolo giardino, dov'è visibile la prosecuzione della strada basolata mantenuta a vista nell'area archeologica Est, è stato ricostruito un recinto funerario in blocchi di trachite  proveniente dalla necropoli N-E dell'Annia.

Area Est
I resti più consistenti esposti nell'area Est si riferiscono al settore nord-orientale della città romana, che nel corso dei secoli ha subito importanti trasformazioni di tipo urbanistico.
Età tardorepubblicana: presso il limite orientale dell'area era attivo, fino all'inizio dell'età augustea, un canale orientato in senso nord-sud, precedente alla realizzazione del decumano, immediatamente visibile dall'ingresso all'area archeologica. Una gradinata in calcare, attualmente esposta all'interno di un abbassamento transennato, fungeva da approdo lungo la sponda occidentale del canale. Accanto a questa struttura sono visibili anche i resti di una grande fondazione in opera laterizia a pianta rettangolare, che si estendeva sotto il decumano.
Età augustea: all'occlusione del corso d'acqua succede la costruzione del decumano porticato, esposto per una lunghezza di circa 40 m, a sud del quale è esposto un prezioso pavimento in lastre di marmo con l'inserzione di un elemento circolare su cui poggia una base marmorea, interpretabile probabilmente come sostegno di un tripode per il culto di Apollo.
II secolo d. C.: la strada viene ricostruita in trachite e secondo un tracciato leggermente deviato rispetto al precedente ma mantenendo il portico sicuramente almeno lungo il lato sud. A nord del decumano sono i posti i resti di una domus con pavimentazione a mosaico: il motivo centrale è costituito dalla raffigurazione di un kantharos in tessere vitree policrome, di cui alcune risultano rivestite di foglia d'oro. Di nuovo lungo il lato nord del decumano ma nei pressi dell'ingresso all'area,  sono esposte le pavimentazioni a mosaico di un'altra domus, di cui si riconoscono: l'ingresso (fauces), con un mosaico che rappresenta una pantera che si abbevera ad un corno potorio, probabilmente a rappresentare l'adesione del proprietario al culto dionisiaco; uno spazio centrale aperto e porticato ai lati (atrium); i vani che si affiancavano all'atrium (alae) e il principale vano di soggiorno della casa (tablinum).
IV secolo d. C.: nel settore settentrionale dell'area, oltre i resti della domus, sono esposte le fondazioni di un imponente edificio a pianta rettangolare, forse a destinazione pubblica con funzione difensiva, ricavate dallo scavo di ampie trincee riempite con basoli e crepidini del decumano sui resti della domus del II secolo d. C.

Area Nord
L'area archeologica coincide con l'estensione di un'insula trapezoidale della città romana delimitata a est dal kardo maximus, a sud dalla prosecuzione del decumano esposto nell'Area Est e nel giardino del Museo, a ovest e a nord da un canale che doveva comunicare con il Sioncello e che lambiva la città. I resti più consistenti si riferiscono ad una delle porte urbiche della città, la settentrionale, e al kardo maximus. Il filare di pini marittimi ripercorre l'andamento del canale che delimitava la città a nord. Lungo la sponda dello stesso canale gli scavi hanno messo in luce una grande struttura in parte porticata e dotata di una banchina di ormeggio, interpretabile come un deposito di merci connesso con un molo fluviale. L'impianto della porta e della struttura porticata risale alla fine del I secolo a. C.
La porta urbica: l'edificio è costituito da una corte centrale a pianta quadrata di 9 m di lato e da due torri quadrangolari presso gli angoli settentrionali; presenta fondazioni in blocchi di arenaria legati da malta e costruite sopra una palificata in grossi tronchi di rovere; l'alzato era in laterizi. Ai lati della porta gli scavi hanno messo in luce un breve tratto delle mura della città, che, però, non si distribuivano lungo tutto il suo perimetro e, pertanto, sia la porta che le mura tendono ad essere interpretate non tanto come un'opera a carattere difensivo, quanto, piuttosto, come un ingresso monumentale alla città. Originariamente l'accesso dall'esterno avveniva attraverso un approdo dal canale che cingeva la città, pertanto il complesso della struttura nell'impianto originale è da interpretare come una porta-approdo.

Il ponte: di poco posteriore alla porta è un avancorpo rettangolare addossato all'interturrio, sostenuto in parte da palificate e in parte dalle riseghe di fondazione delle torri. Esso si interpreta come il basamento di un ponte che attraversava il canale e portava all'esterno della città. Alla fine del I secolo d. C. l'espansione verso nord dell'area urbana determinò l'interramento del canale.

(informazioni tratte da http://www.archeoveneto.it )