ARCHI FOR BIKE

2010 WORLD HEALTH DAY. 1° CICLOGIRO - 26.9.2010

In bicicletta alla riscoperta delle sorgenti del fiume Sile, del suo Territorio e delle sue Ville.

 

Il Consiglio dell'Ordine, a conferma dell'impegno manifestato nei confronti dell'iniziativa "1000 cities, 1000 lives", come ampiamente riportato in Notizie n. 6, ha selezionato un tracciato paesaggistico di particolare rilievo per la varietà degli ambiti territoriali percorsi. Il percorso si sviluppa con partenza dalla Rotonda di Badoere, per raggiungere Villa Marcello a Levada e quindi le sorgenti del Sile a Casacorba, la campagna di Cavasagra e la Chiesa di S. Andrea.  Il mezzo utilizzato per percorrere il tracciato sarà la bicicletta, per sperimentare una mobilità territoriale lenta ma sostenibile e che consenta di stabilire una rinnovata empatia con il territorio.

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1. Villa Marcello a Levada di Piombino Dese

autore sconosciuto, XVI secolo

Levada di Piombino Dese
via dei Marcello, 13

Accessibilità:

villa privata, aperta per eventi

Uno splendido esempio di villa veneta ancora vissuta e mantenuta dalla nobile famiglia veneziana dei Marcello, che la fece erigere nel 1500. Fu poi ampliata, arredata e finemente decorata nel 1700 ed è ancora oggi immersa nell'armonioso parco di oltre 8 ettari, anch'esso di epoca settecentesca.
La villa, ancora arredata con mobili originali e oggetti antichi d'uso quotidiano, è arricchita da grandi quadri a stucco e dal ciclo pittorico del salone da ballo, opera di Giambattista Crosato, importante affrescante del ‘700 veneto. Tutti gli affreschi, circondati da stucchi e appliques, vedono come protagonista Alessandro Magno raffigurato in diversi momenti della sua vita. Sovrasta la sala un ballatoio che inquadra il soffitto, anch'esso affrescato dal Crosato, raffigurante l'Olimpo e i suoi magnifici dei. Nella villa si ammirano anche gli stucchi a quadro, alcuni dei quali su disegni di Giuseppe Zais di mirabile fattura. Nei soggetti degli stucchi sono presenti molti animali e scene campestri di aspetto naif e quasi surreali. 
Imponenti e maestosi sono i saloni centrali, che si sviluppano su due piani, collegati fra loro da uno splendido scalone. Il salone principale al piano terra è caratterizzato dal pavimento di seminato alla veneziana, le pareti di marmorino dipinto e il soffitto alla Sansovina di travi squadrate e laccate.

Storia e vicissitudini di Ca' Marcello

All'inizio del 1500 Andrea Marcello fece costruire una casa di caccia poco distante da quella della famiglia Contarini (sulla sede odierna della cappella gentilizia dei Marcello). Fino al XV secolo, la zona in cui oggi si trova Ca' Marcello era famosa sia per l'opulenza dei boschi che fornivano molta cacciagione, sia per l'estendersi di sorgenti da cui nasceva il Sile e per terre fertili dove scorrevano i fiumi Dese e Zero. Solo alcune aree erano costantemente asciutte, poiché di qualche metro sopra il livello del mare. Una di queste era proprio Levada (zona elevata). Per questo la zona fu scelta dai Marcello che iniziarono a bonificarla alla fine del 1400 quando la Serenissima Repubblica di Venezia, si rivolse alla terraferma e scelse i territori migliori da sfruttare prima per la caccia e poi per l'agricoltura. Verso la metà del XVI secolo furono i figli di Andrea a realizzare una più ampia dimora con lo scopo di bonificare e coltivare le zone limitrofe, costruendo una fabbrica di villa a tre piani che costituisce l'attuale corpo centrale di Ca' Marcello.
Alla fine del secolo, la famiglia possedeva oltre 4000 ettari di terreni coltivi attorno alla villa, la quale aveva in primo luogo la funzione di sede per la gestione della grande azienda agricola, di centro di raccolta e commercio della produzione rurale, nonché di ricovero per attrezzi e bestiame per lo svolgimento delle attività dei campi. Le generazioni susseguenti proseguirono l'opera di bonifica e fecero costruire le barchesse per dare ricovero alla crescente produzione agricola. 
Verso la metà del XVII secolo la villa passò per linea femminile prima ai Contarini, poi ai Morosini, quindi ai Marchesi Maruzzi, ricchissima famiglia di banchieri di origine greca, che la acquistò nel 1725. La villa divenne sede di villeggiatura e alta rappresentanza, fu rinnovata parte della facciata anteriore e costruito l’oratorio nel 1753. Nello stesso periodo fu commissionata l'esecuzione degli affreschi del salone superiore a celebri pittori e decoratori come Giambattista Crosato e Giuseppe Zais, il quale eseguì i disegni per i quadri a stucco di una delle camere da letto, detta ‘dello Specchio'.
All'inizio del XIX secolo la proprietà era in capo ad Alessandrina Maruzzi, ultima erede della famiglia, sposata con il Conte Sumarukoff, attendente dello Zar di Russia. In quest'epoca la villa vive nuovi e più grandiosi sfarzi e feste, ma al contempo causò larghe perdite agli averi delle coppia e, quando Sumarokoff fu definitivamente richiamato in patria, essi decisero di vendere l'intera proprietà di Levada. Alcuni aneddoti e delle lettere firmate dal Conte, fanno intendere che la vera motivazione che li spinse a cedere la villa fu il vizio del gioco dello stesso. Infatti sembra che in una infausta notte egli si giocò e perse in una mano di carte la villa e tutte le terre circostanti, a favore del Conte ungherese Helicay. Quest'ultimo, che non intendeva abitarla, accettò l'offerta d'acquisto del Conte Girolamo Marcello.

__informazioni tratte da http://www.camarcello.it

2. Il fiume Sile








 

Il fiume è sovente l'elemento unificatore e la vera chiave di lettura delle vicende storiche, economiche, artistiche, tecnologiche, delle vocazioni e dei condizionamenti dei territori che attraversa, dalle sorgenti fino al mare. L'acqua, quella particolare acqua che scorre in ciascun fiume, è la vera interprete della vita quotidiana: risorsa idrica ed economica, fonte di sussistenza e di reddito, indispensabile ai lavori di tutti i giorni, necessaria alla difesa, grande via di comunicazione. Ma anche il colore del fiume, il suo rumore, la temperatura dell'acqua, la velocità della corrente, il clima che genera, si riflettono nel mondo esterno che brulica tutt'intorno. Il Fiume è padre, madre, fratello, vita, morte, castigo - un dio. E ancora: è voce, ambasciatore, nunzio, presagio. Gli uomini che vivono sulle rive dei fiumi sono simili nel sentire ovunque, a qualsiasi latitudine, a qualsiasi livello di civilizzazione siano giunti. Ogni fiume porta con sè un destino, scritto nell'acqua. Bisogna parlare con un uomo di fiume, un uomo che vive vicino ad un rivo anche piccolo, per capire quanto la sua storia si innesti in quella del fiume e il fiume viva in lui, con quello che ha di bene e di male, con quello che porta e porterà. 
Anche il Sile ha questa forza. Fin dai tempi più remoti il clima mite dell'area, la navigabilità delle acque, la vicinanza con il mare, la copiosità di risorgive e la ricchezza boschiva del territorio circostante (il paesaggio, per quanto simile, non era comunque quello attuale) attraggono al Sile popolazioni che si fermano lungo le sue rive. Numerosi reperti di un'importante cultura palafitticola lo testimoniano. Pur essendo evidenti in tutta l'area i segni del riassetto territoriale dovuto a terribili eventi naturali, alluvioni di tali proporzioni da cancellare per secoli "civiltà e memorie", l'uomo continuò a tornare e a fermarsi lungo quelle sponde, possiamo supporre per la natura davvero particolare delle acque e per le felici coincidenze ambientali che si venivano a ricreare. Sull'antica pianura alluvionale, una grande "spugna" di ghiaie e argilla sulla quale tuttora "galleggiamo", formatasi 14-17 mila anni fa con il ritiro dei ghiacciai e al cui centro scorre il Sile, si susseguirono i primitivi dell'età della pietra, la civiltà del bronzo e quella del ferro; vennero poi i Romani, i Comuni, la Repubblica Veneta, fino all'era industriale e consumistica dei giorni nostri.

La geologia del Sile

Nel Quaternario, era geologica caratterizzata dall'alternanza di periodi freddi e periodi a clima temperato, gli antichi ghiacciai del Piave e del Brenta trasportavano dalle valli alpine alla pianura trevigiana, sparpagliandole a ventaglio, notevoli quantità di materiale alluvionale. Dopo l'ultima glaciazione, circa 17.000 anni fa, s'era formata una spessa coltre di depositi sedimentari: ghiaie grossolane ed incoerenti all'uscita delle vallate, sabbie con argille fini e compatte verso il mare. 
I terreni dell'alta pianura trevigiana, posti a nord del Sile, sono dunque formati da ghiaie, per loro natura permeabili, che assorbono le acque meteoriche e quelle disperse dai fiumi, soprattutto del Piave, che contribuisce per oltre il 60% all'alimentazione della falda. La caratteristica di questi terreni è quella di avere una notevole circolazione sotterranea di acque, mentre in superficie la rete idrografica naturale è praticamente assente. 
Invece la bassa pianura, formata prevalentemente da argille impermeabili, è percorsa in superficie da una fitta rete di fiumi, con scarsa circolazione di acque sotterranee. Il diverso comportamento dei terreni dell'alta e della bassa pianura trevigiana in riferimento alle acque, è all'origine della formazione delle risorgive, localmente chiamate fontanassi.  Il singolare fenomeno dei fiumi che nascono in pianura in pratica si spiega così: le acque sotterranee dell'alta pianura scorrono nella falda freatica e, al contatto con i depositi argillosi ed impermeabili della bassa pianura, risalgono in superficie formando le polle sorgive. Queste, nel Trevigiano, danno origine al Sile e alimentano numerosi corsi d'acqua suoi tributari.

__informazioni tratte da http://www.girosile.it

3. Chiesa di Casacorba

autore sconosciuto, XVIII secolo

Vedelago, loc. Casacorba




I documenti più antichi riguardanti la chiesa di Casacorba risalgono al 1181: nel paese esiste una Cappella eretta su terreno di proprietà del Capitolo Trevigiano, nulla conosciamo dell’antica chiesetta. La chiesa di Casacorba fu eretta, nelle forma attuale, tra il 1738 e il 1741, e consacrata dal vescovo Paolo Francesco Giustiniani, nel 1777. 

Non si conosce il progettista dell’edificio, attribuito da alcuni all’architetto veneziano Giorgio Massari, mentre il Federici la attribuisce più modestamente a Pietro Capellaro, capomastro di Levada. 

Tra le opere custodite nella chiesa vanno ricordate la pala del ricco Altar Maggiore raffigurante Santa Fosca, San Giovanni Battista e San Girolamo, già attribuita al pittore Bonagrazia, è da farsi più modestamente rientrare tra le opere venete anonime del XVIII secolo, e la pala dell’altare di destra, raffigurante San Valentino, datata 1677 e firmata Giacomo Galletti o Galbetti.

__informazioni tratte da http://www.comune.vedelago.tv.it

4. Sant'Andrea di Cavasagra

autore sconosciuto, XIX secolo

Vedelago, loc. Cavasagra




La chiesa di Cavasagra, dedicata a Sant’Andrea, sì può far risalire al XII secolo, molti sono i documenti che la riguardano ma nulla si sa di come fosse e quali opere d’arte contenesse, anche se è facile supporre che l’attuale pala d’altare raffigurante Sant’Andrea, San Girolamo e Maria Maddalena, sia opera cinquecentesca commissionata proprio per questa chiesa.

Il dipinto, molto originale dal punto di vista iconografico, è di ottima qualità pittorica anche se non è attendibile la sua attribuzione a Cima da Conegliano voluta da Luigi Crico, mentre rimane più credibile l’attribuzione di M. Lucco (1978) al veronese Domenico Capriolo (1494 1528). Le uniche notizie certe risalgono al 1580, allora la chiesa era lunga 50 piedi e larga 20. Nel 1673 viene costruito il nuovo campanile.

Nel 1818 viene posta la prima pietra della chiesa che, tuttavia “precipitò a terra per mala costruzione dell’architetto”. Così sì dovette attendere il 1824 per la nuova chiesa, quella che ancor oggi possiamo ammirare. Lo slanciato campanile fu costruito nel 1893.

__informazioni tratte da http://www.comune.vedelago.tv.it